Opinioni

qui dico la mia...

Un libro, una vita

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Ho appena finito di leggere “Una vita”, l’ultimo libro di Massimo Fini e ve lo consiglio. Lo ammetto, io sono di parte perché Fini è in assoluto il giornalista che prediligo.

Lo ammiro intanto perché scrive benissimo e questa è la prima dote per uno scrittore e giornalista. Ma lo ammiro anche perché Fini incarna tutto quello che dovrebbe essere un vero giornalista: curioso, estraneo al potere, narratore, polemista e, se possibile, rompicoglioni.

Fini è tutto questo e di più: è uno che non ha mai amato Berlusconi (eufemismo) e per questo gli è stato impedito di lavorare a Mediaset, allo stesso tempo è stato sempre odiato da una certa sinistra (celebre la puntata di Ballarò in cui disse in faccia a D’Alema che aveva fatto una guerra da coglioni nella ex Jugoslavia e casualmente da allora non mise più piede in Rai).

Insomma Fini è così: controcorrente per vocazione, bastian contrario al limite della provocazione, nemico della modernità e in un certo senso della società in cui è cresciuto, raccontandola e attraversandola con un costante fastidio, se non un vero e proprio male di vivere.

Quando lo invito a parlare a Radio 24 (mai abbastanza quanto vorrei) mi attiro le immancabili critiche di chi vede in Fini solo un provocatore, soprattutto su temi di politica estera (figurarsi che per lui il mullah Omar leader dei Talebani è un signore da ammirare mentre noi occidentali siamo i cattivoni)

Chi critica non sa che Fini è così non per posa ma per convinzione, non sa che ha scritto un pezzo di Storia di giornalismo e soprattutto non sa che ha sempre avuto il coraggio di esporre le proprie idee, pagando per esse un prezzo salato.

Fini insomma è un uomo libero. A me tanto basta.

“Una vita” racconta alcuni decenni d’Italia: Agnelli, Berlusconi, De Benedetti e poi Feltri, Scalfari, Ferrara ma anche Milano, i travesta, i cumenda e poi la depressione, l’alcolismo, le malattie, oltre all’amore, al sesso, alle donne, al Sessantotto, al calcio.

Ecco, caro Massimo, sul calcio però non ci siamo: Ritenere Ruud van Nistelrooy meglio di Marco Van Basten è non solo un oltraggio al Dio pallone, ma anche una puttanata colossale. Con affetto.

 

 

3 Comments

  • Marco Ortoleva on Mar 05, 2015 Commenta

    Caro Alino,
    condivido tutto quello che ha scritto su Fini così come il modo in cui l’ha scritto. Ammirando anche Lei vedo di non aver sbagliato. Continui a seguire il suo modello e vedrà che farà tanta strada, anche se con qualche difficoltà, ma con il riconoscimento dei giusti.
    Comprerò il libro.
    Con stima.

    • agamennone on Mag 04, 2015 Commenta

      pensavo fosse il corrispondente della Stampa, quello che e’ stato x parecchio tempo sequestrato da qualche parte del mondo. Mah, evidentemente mi sono sbagliato. Peccato, xche’ io lo preferisco di gran lunga.

  • Luisa Rota on Mar 04, 2015 Commenta

    Caro Alessandro non mancherò. Ascolto spesso le tue interviste a Fini e lo trovo effettivamente convincente per le sue argomentazioni sempre ineccepibili sotto il profilo logico e non solo. La tua descrizione lui è perfetta.

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