Opinioni

qui dico la mia...

Si ammazzano, e tu che fai?

A Bangui le persone si stanno ammazzando a colpi di machete, proprio mentre state leggendo queste righe.

E che è Bangui?  Mi pare di sentirvi…Bangui è la capitale della Repubblica Centrafricana e oggi Repubblica (il quotidiano) ne scrive in un reportage di Rosalba Castelletti. Uno dei rari articoli che tentano di accendere i riflettori sull’ennesima tragedia africana. La stampa italiana tratta perlopiù con indifferenza queste notizie.

Perché? Una buona risposta me la diede anni fa il generale canadese Romeo Dallaire, che guidava le truppe Onu di stanza in Ruanda durante il genocidio del 1994. Per Dallaire l’opinione pubblica, e la comunità internazionale in genere, pensa che “si ammazzano tra di loro, sono distanti, sono neri, non hanno il petrolio: lasciamoli fare e quando avranno finito raccoglieremo i pezzi”.

Sì, d’accordo homo homini lupus, ma a me questi discorsi mettono sempre un po’ di mestizia. E tu che fai allora, mi dice qualcuno? Niente, di concreto. Nel mio piccolo informo, l’unica cosa che so fare, spero bene.

In Ruanda, in 100 giorni furono uccise un milione di persone, ma il calcolo è a spanne. La gente massacrava anche “perché dalla radio dicevano che era giusto così” mi raccontò il console onorario italiano di allora, Pierantonio Costa. La radio, il mio grande amore, in quel caso fu strumento di morte.

Leggete più che potete sulla Repubblica Centrafricana, leggete sul Ruanda il libro di Philip Gourevitch “Desideriamo informarla che domani verremo uccisi con le nostre famiglie” (Giulio Einaudi). Informatevi.

Se avete qualche minuto, per esempio, ascoltate il reportage che feci sul genocidio ruandese.

 

 

4 Comments

  • Cristina Stacchini on Feb 12, 2014 Commenta

    Andate sul sito di Emergency, hanno un ospedale a Bangui, e ne sarete tutti quotidianamente informati. E’ una tragedia dalle dimensioni immani e pochissimi ne parlano. Grazie Alessandro per la tua testimonianza e il tuo impegno

  • nicolò lorigiola on Feb 12, 2014 Commenta

    Da un anno seguo la guerra in Siria dalla parte di chi può solo subire ciò che accade, cioè dalla parte dei bambini. Seguo le testimonianze fotografiche di Nino Fezza, un operatore RAI.
    Se non facessi così, delle vittime della guerra che si combatte tutti i i giorni laggiù, non si saprebbe niente. Giusto un accenno nei tg nella chiusura della pagina degli esteri.
    Quello che voglio dire è che purtroppo le notizie ci sono. Documentate. Aggiornate. Tuttavia nella scaletta di giornali e tv si è deciso che le vittime delle guerre non fanno ascolto.
    Ora tu posti il tema della guerra in Rep. Centrafricana. Lo ammetto: non ne sapevo nulla fino a 5 minuti fa. Grazie.

  • il guiscardo on Feb 12, 2014 Commenta

    errata corrige:mi sono appena reso conto che hai postato qui il tuo reportage.grazie.

  • il guiscardo on Feb 12, 2014 Commenta

    alessandro ,dove lo si può riascoltare il tuo reportage?

Lascia un commento