Opinioni

qui dico la mia...

Pena di morte? ma mi faccia il piacere

L’sms mi è arrivato stamattina mentre in onda leggevo i resoconti della cronaca del brutale omicidio di Caselle torinese. “Semplice: per gente così ci vorrebbe la pena di morte”. Ok, è un gran classico, lo so. D’altronde di fronte a un triplice omicidio per raccattare 100 euro e condito nel verbale di confessione con un “ho ucciso la nonnina ma poi mi dispiaceva, le ho dato un bacino e l’ho coperta con un piumone” chi di noi non ha pensato di prendere questo soggetto e fargliela pagare?

C’è una cosa però che ho imparato nella mia breve carriera: oppormi, sempre e comunque, alla pena capitale. L’ho capito nel 1999, quando mi occupai del caso di Derek Rocco Barnabei (chi lo ricorda?) condannato a morte in Virginia e giustiziato il 14 settembre del 2000. Io ero a Jarratt, Virginia, quel giorno, fuori dal carcere. Prima di conoscere Barnabei, sua madre, i suoi familiari, non avevo una posizione definita sulla pena di morte. Poi, seguendo gli ultimi 9 mesi di vita di Derek e intervistando decine di persone sul tema (pro e contro) ho capito che la pena di morte è sbagliata, sempre e comunque. E ribadisco: sempre, e comunque.

Una condanna capitale generalmente non consola i parenti delle vittime, non è vantaggiosa economicamente, non è un deterrente per ridurre il crimine (ci sono statistiche precise al riguardo, almeno per gli Stati Uniti).

Si dovrebbe avere il coraggio di dire che la pena di morte risponde a un solo desiderio: vendetta. Un desiderio umano, comprensibilissimo. Quante volte ho dovuto rispondere alla domanda: “e se capitasse a tuo figlio quello che è capitato a quella vittima?” Ho sempre risposto così: “Se capitasse a mio figlio, se mi mettessero in mano una pistola e mi chiudessero in una stanza con l’assassino di mio figlio, probabilmente lo ammazzerei. Chi lo sa. E’ umano provare rabbia, ancora più umano provare odio. Ma fortunatamente esiste uno Stato che mi impedisce di farlo”.

Altrimenti, basta chiarirsi: vogliamo tornare alle regole della giungla e del farsi giustizia da sè? Accomodatevi, io preferisco stare dove sto.

Di Barnabei tornerò a parlare e presto metterò a disposizione anche alcuni spezzoni delle sue interviste.

Intanto vi propongo un documento. E’ un reportage della Npr, radio diffusissima negli Usa, dal braccio della morte di Huntsville, Texas. I cronisti sono persone molto speciali: il direttore del carcere, il cappellano, le guardie, i testimoni. Coloro che hanno visto da vicino come avviene un’esecuzione. Ascoltatelo. Ne vale la pena

6 Comments

  • Andrea on Gen 09, 2015 Commenta

    Buonasera,
    non so se la pena di morte riduca la predisposizione criminale o meno, delle statistiche, mi fido il giusto, i numeri sono una buona cosa, ma possono essere…assemblati più o meno a piacimento.
    La mia riflessione riguarda il fatto che, ammesso che la pena di morte non riduca la propensione a delinquere, cosa può farlo? In un mondo tendente al sovraffollamento, almeno relativo, in mancanza di una deterrenza reale, quale che sia, sepolta la vittima, il carnefice se la cava…Può essere una forma di complicità? Non esiste più rapporto di proporzionalità tra il reato commesso e la pena comminata, in proporzione viene punito più un ladro che un assassino.
    Saluti

  • Ulisse Cucchi on Gen 09, 2014 Commenta

    Solo per dire che sono pienamente d’accordo con te Milan. Ma lo sarei anche se ci fossero statistiche che dimostrano che la pena di morte riduce la criminalità. Semplicemente per niente può giustificare il togliere la vita ad un altro essere umano.
    Punto.

    • Ulisse Cucchi on Gen 09, 2014 Commenta

      Correzione:
      Semplicemente per me niente può giustificare il togliere la vita ad un altro essere umano.
      Punto.

  • Emilio on Gen 09, 2014 Commenta

    Alino,anche io sono contrario,condivido il fatto che servirebbe solo ad appagare l’umana voglia di vendetta; ma allora dobbiamo anche ragionare di come avere piu’ certezza nello scontare l’eventuale pena detentiva,altrimenti poi ti incaxxi davvero se vedi in giro l’assassino di tuo figlio dopo poco (commisurato al reato commesso) tempo…

  • ilprurito on Gen 09, 2014 Commenta

    l’unico appunto che mi sento di fare è che lo Stato non ti impedisce di farlo, lo Stato ti “punisce” se lo fai. Senza seguire la legge del taglione. Per fortuna.

    Per il resto, come ho già twittato, da leggere e ascoltare. Tutti.

  • Francesco on Gen 09, 2014 Commenta

    Anche se non sono riuscito ad ascoltare il documento, non solo condivido tutto in pieno, ma condivido anche il fatto di dichiarare apertamente e continuamente la propria contrarietà alla pena di morte. Troppe volte la pigrizia e/o l’ignavia ci fanno rinunciare al contrasto culturale con chi esalta la violenza e sdogana, omologandola, l’aggressività verso gli altri.

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