Opinioni

qui dico la mia...

In ricordo di Eluana Englaro

Ho sempre stimato Beppino Englaro. Lo stimo per la battaglia civile che ha portato avanti, da solo, per anni.

Beppino è il padre di Eluana, la cui storia ricorderete tutti. Eluana morì 5 anni fa, il 9 febbraio 2009, e la sua vicenda spaccò in due l’Italia.

Stimo Beppino perché si è battuto per affermare un principio sacro, la libertà e il diritto di scelta, e lo ha fatto nel pieno rispetto delle leggi italiane.

Stimo Beppino perché mentre tutto intorno gente improbabile sbraitava su un caso che appena conosceva, lui opponeva la fermezza di sapere di essere nel giusto.

Sono sempre stato dalla parte di Beppino, senza se e senza ma. D’altronde la vicenda di Eluana è semplicissima, nella sua tragicità.

La ragazza finì in stato vegetativo permanente a causa di un incidente stradale. Per anni venne tenuta in vita attraverso un sondino che le garantiva idratazione e nutrimento. Eluana Englaro non voleva così. La sua volontà era di rifiutare quel trattamento sanitario. Solo che quella volontà, Eluana, non la poteva esprimere a parole.

Quella volontà fu ricostruita in tribunale attraverso numerose testimonianze di amici che dissero: ‘Eluana, se potesse parlare, rifiuterebbe quel trattamento sanitario’. Lo avrebbe rifiutato come può fare un qualsiasi cittadino (art. 32 delle Costituzione: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.)

Piaccia o no, la volontà di Eluana era quella. E il papà Beppino, che nel frattempo era diventato tutore legale della figlia, eseguì la volontà della figlia.

Ripeto: eseguì il volere della figlia, non il suo volere. Scelse per lei perché lei non poteva farlo ma Eluana, se avesse potuto, avrebbe scelto così.

Mi si dice: ma tu che ne sai che Eluana, nel frattempo, non abbia cambiato idea durante gli anni in stato vegetativo? Con questo principio allora dovremmo invalidare tutti i testamenti scritti da una persona in stato di lucidità se perde conoscenza e rimane in quello stato prima di morire.

In ogni caso l’eutanasia non c’entra un fico secco con questa storia.

C’entra semmai la Costituzione italiana, c’entrano i tribunali, c’entra la libertà di scelta se volersi curare o no.

Ma in Italia il caso è stato trattato così: finché i tribunali davano torto a Beppino, la politica e gran parte dell’opinione pubblica se ne fregava e trattava questo signore come un matto isolato. Quando, dopo 17 anni di lotta civile, un tribunale ha dato ragione a Beppino, apriti cielo. E allora voglio ricordare il nome del magistrato che ha assunto questa decisione coraggiosa: è il giudice della prima sezione civile della corte d’appello di Milano, Filippo Lamanna.

A quel punto la politica diede il peggio di sé, come spesso accade. Ricordo Gaetano Quagliariello urlare “assassini” con la giugulare di fuori, in Parlamento. Oggi Quagliariello è ministro.

L’allora premier Berlusconi disse addirittura che “Eluana potrebbe avere un figlio”.

Beppino ha sempre reagito in modo composto, anche alle vergognose accuse di fare tutto questo ‘per entrare in politica’. Il risultato è che lui, 5 anni dopo, è rimasto coerente a se stesso e ai suoi principi, mentre quel Parlamento che assicurava ‘una legge in tempi brevi per regolare il fine vita’ in 5 anni non ha prodotto uno straccio di niente.

Beppino è un uomo di una fermezza e di una risolutezza che solo i friulani sanno avere.

Ricordo che a ogni mio invito a replicare alle accuse più infami lui ribatteva: ‘Alessandro io non replico a certa gente perché io so di essere nel giusto, gli altri possono dire quello che vogliono”. Punto.

Un paio di anni dopo la morte di Eluana telefonai a Beppino perché mi trovavo dalle sue parti. Andammo a mangiare in un agriturismo, al passo della Culmine, tra Lecco e Bergamo.

A pranzo o per strada tutti riconoscevano Beppino e discretamente a turno gli si avvicinavano per ringraziarlo, con composta educazione. Lui aveva una parola gentile per tutti.

Ricordo un’immagine di quella giornata: i miei figli Angelica e Mattia che camminavano nel sentiero di ritorno verso casa tenendo la mano a Beppino, come i due nipotini che lui non avrebbe mai avuto.

7 Comments

  • gabriele balbi on Feb 13, 2014 Commenta

    Grazie della testimonianza e del ricordo. Di quella dolorosa vicenda ho in mente nitidamente due cose. La fermezza del sig.Englaro e le parole disgustose di alcuni politici. Specialmente quelle di Berlusconi.

  • enrica on Feb 11, 2014 Commenta

    Sono poche le cose che nella vita hanno davvero senso e questa e’ una di esse. Bravo Alino, sensibile e intelligente come sempre

  • IS on Feb 10, 2014 Commenta

    E’ bella la fotografia finale con protagonisti i tuoi figli. E’ bella la compostezza dell’uomo forse anche frutto delle radici friulane. E’ pessima l’ideologizzazione di un dramma umano che solo chi e’ padre puo’ capire. Io non amo schierarmi. Quella volta l’ho fatto indipendentemente dalle mie opinioni. Mi sono schierato con il padre ed il suo dolore.

  • lavinia l. on Feb 10, 2014 Commenta

    Condivido ogni parola. Si fece la guerra a quest’uomo che forse anche contro il proprio volere – non posso immaginare il dolore di staccarsi per sempre da un figlio – combatteva per fare ciò che lafiglia gli aveva chiesto. Ricordo anche gli insulti alla madre. L’amore totale per Eluana ha permesso loro di resistere per così tanti anni a ogni attacco che era soprattutto un attacco a Eluana.

  • @MesserRoberto on Feb 10, 2014 Commenta

    Concordo pienamente, soprattutto sul punto per cui non è una storia legata al principio dell’eutanasia. Questo, e – mi permetto – altri casi di opnione, sono una battaglia di diritto civile: quello della libertà personale!

  • Maria Grazia Nini on Feb 10, 2014 Commenta

    Quindi Milan, lei sa anche scrivere!…Scherzo: bello, commovente e condivisibile in pieno, solo un font giusto un tantino più grande, o almeno più nero?

  • Antonio heinzl on Feb 10, 2014 Commenta

    Concordo parola per parola.
    Ma nella nostra società l’ ipocrisia è dominante.

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