Opinioni

qui dico la mia...

Il Milan

Devo confessare l’indicibile: c’è stato un momento della mia vita in cui sono stato juventino, salvo poi guarire.

Era il 1978, avevo 7 anni, mio fratello Giovanni (gobbo come mio padre) ne aveva 11 e mi aveva plagiato. A quei tempi la Nazionale talvolta era composta per 10/11esimi da giocatori della Juve e mio fratello mi fregò così: “Vedi la formazione dell’Italia? vedi quella della Juve? Sono la stessa cosa. Quindi, se tifi Italia, devi tifare Juve”.

Grazie a Dio ho altri due fratelli, Paolo e Daniele, entrambi milanisti. L’inganno è durato poco.

Sono milanista dal giorno in cui, qualche mese dopo, decisi di seguire le fedi sportive di mio fratello maggiore, Paolo. Lui disse Milan, Olimpia Milano e John McEnroe. Io dissi ‘obbedisco’.

Cosa vuol dire essere milanista per me? alcune cose, soprattutto.

Pensare alla B come una cosa che non mi ha mai fatto né caldo né freddo. I riflettori di Marsiglia mi fanno ancora rabbia, Milan-Cavese 1-2 ha un non so che di romantico.

Verza che segna il 2-2 in un derby e io, con la maglia rossonera addosso, non so perché di lana, che salto per casa dalla gioia.

Chiedere a mia mamma se mi cucina le olive ascolane il giorno di Milan-Ascoli, la polenta se c’è Milan-Atalanta, il coniglio (ovvio) se c’è Milan-Juve, così ‘mammina mangio gli avversari!’

seguire Napoli-Milan 2-3 (Virdis Virdis Van Basten) con la radiocronaca di Pellegatti, e vedere al fischio finale mio fratello Daniele che straccia la sciarpa, trasfigurato dalla tensione che si trasforma in gioia.

una notte a casa del mio compagno di liceo Massimo Oliveri, aspettando la partita più brutta mai vista, Medellin-Milan: campioni del Mondo!

Juventus-Milan 0-1, Gullit. Mio papà aveva portato tutti e 4 i figli in trasferta, era la mia prima volta, avrei voluto saltare in campo dalla gioia al gol ma notai la mestizia di papà, e non ebbi il coraggio di esultare.

Franco Baresi

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Van Basten contro il Goteborg, talmente tanti gol che nemmeno ricordo (forse 4), uno in rovesciata che sembrava Barishnikov

Stefano Borgonovo che segna in una drammatica semifinale Champions a Monaco col Bayern col commento, chissà perché, di Rino Tommasi

Steaua-Milan, quella della nebbia, della mandibola fratturata a Donadoni, dell’autogol non convalidato al Milan, con palla dentro di un metro che il gol di Muntari in confronto fa ridere.

Istanbul, che per tutti i fratelli rossoneri è il dramma dei drammi ma per me ha risvolti anche simpatici: ero a San Pietroburgo, mia moglie sul 3-0 va a letto e complice il fuso orario l’ultimo rigore viene calciato da Sheva all’1 di notte. Il cronista dice : ‘eto vsiò’ cioè ‘è tutto’. Io spengo la tv attonito, vado a letto e dico: ‘Franci, ma ci credi? Abbiamo perso ai rigori!’ E lei: “mmmm… La lotteria dei rigori…. Ronf ronf” L’indomani lei giura di non avere memoria di quel colloquio, ma io ho rischiato l’uxoricidio, e avrei avuto le attenuanti sicure.

Mai una lacrima per una sconfitta, quelle le ho riservate solo a John McEnroe, finale persa a Parigi contro l’odioso Lendl, 1984. Ma questa storia la racconto un’altra volta.

Il Milan per me è questo, oltre a mille altri motivi di fede indiscussa.

Perché questa storia mi ha fatto capire due cose: che il calcio è bello, e che gli juventini (vedi mio fratello Giovanni) pur di vincere son disposti a tutto. Questa seconda cosa l’avrei capita meglio nel corso degli anni.

2 Comments

  • Michele on Set 21, 2014 Commenta

    Mi sei simpatico anche se sei rosso nero. Un saluto a te e a quel simpaticone di Meazza

  • Arnaldo Piacentini on Set 18, 2014 Commenta

    Stella Rossa ! quella della nebbia

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