Opinioni

qui dico la mia...

Corrotto a chi?

Mi ha scritto un ascoltatore molto arrabbiato perché ho detto a Radio 24 che “la verità è che siamo un popolo di corrotti”.

Si è adombrato in nome, immagino, di un supposto spirito patriottico che io sento a stento.Sono italiano, ne sono orgoglioso come sarei orgoglioso di essere finlandese se fossi finlandese e eritreo se fossi eritreo. Non mi commuovo alle note dell’inno nazionale, ma lo rispetto.

Per dire, non è che quando giro per il mondo mi vesto tricolore e porto zaini Invicta sulle spalle, anzi se possibile tendo a confondermi nel mucchio.

Ma torniamo al tema della critica: ribadisco, siamo di base un popolo di corrotti e corruttori.

Lo siamo quotidianamente, quando pensiamo che saltare la coda sia una furbata e non una mascalzonata, quando ci facciamo fare lo sconto del 10% dal dentista se non ci rilascia la fattura, quando non paghiamo il biglietto dell’autobus salvo lamentarci che i servizi pubblici fanno schifo, quando cerchiamo sistematicamente il favorino, la raccomandazione, l’aiutino per noi e per i nostri amici.

Vi sento urlare ai quattro venti: ehi, come ti permetti?! io non faccio queste cose! Sì certo, presi singolarmente siamo tutti gentiluomini, poi chissà come esprimiamo una classe dirigente corrotta e corrompibile.

Beh, vi informo che quella classe dirigente, a cominciare dai politici, non viene da Marte. Sono italiani, come tutti noi. Magari di quelli che si commuovono a sentire l’Inno.

9 Comments

  • NiklDure on Giu 05, 2017 Commenta Il tuo commento è in attesa di moderazione.

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  • Gimox68 on Mar 11, 2017 Commenta Il tuo commento è in attesa di moderazione.

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  • ВалокРеутов on Feb 15, 2017 Commenta

    RE:Corrotto a chi? | Funambolismi di Alessandro Milan Валок GregoireBesson Михайловск,Сверд.обл.

  • Lancovxrd97d on Feb 10, 2017 Commenta

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  • luca on Giu 08, 2014 Commenta

    Ahime temo che la nostra condizione sia esattamente come l’ha descritta alinomilan, ultima mia esperienza di ieri sera, in fila in gelateria con mia figlia di 6 anni tentato di essere superato da un gruppetto di adulti quando ho fatto loro presente di rispettare la precedenza mi hanno guardato come se fossi un marziano, e qualcuno di loro senz’altro tra qualche giorno si commuoverà all’inno

  • enrico on Giu 06, 2014 Commenta

    Concordo in tutto, siamo anche ignoranti e boriosi.

  • emanuele on Giu 06, 2014 Commenta

    Ottimo il commento che è lungo 10 volte il post originale…
    Comunque Alessandro se avessi bisogno mio cognato è primario ti faccio saltare la lista d’attesa…

  • ValterM on Giu 06, 2014 Commenta

    Il problema drammatico è che, al momento, possiamo avere una classe politica intelligente o onesta, ma non tutte e due le cose insieme. Un intelligente disonesto è un furbo che ruba. Un onesto non intelligente di solito passa per pirla e non ha gli strumenti per capire, e tantomeno modificare, una realtà che va oltre le sue capacità di comprensione (per quello mi incazzo quando la gente abbocca alle bufale su internet o pensa che qualche milione di euro di contributi restituiti abbia qualche riscontro oltre la pura propaganda).
    Mi incazzo come una jena con un gatto attaccato ai maroni quando sento che “per risolvere il problema servono nuove leggi”. Siamo il paese delle leggi.
    In questo paese è tutto normato, tutto regolamentato. Non c’è aspetto della vita pubblica o privata che non sia normato da leggi, regolamenti, circolari attuative, decreti ed editti.
    Tanto che nemmeno chi con quelle leggi ci lavora ormai ci capisce piú niente (vai a chiedere e ti rispondono “forse deve fare cosí… forse cosí va bene”).
    E quando la legge non basta, si raddoppia la pena.
    Siamo l’unico paese in cui servono sempre “provvedimenti eccezionali” per fare le cose che nel resto del mondo occidentale si chiamano “normale amministrazione”.
    Ma abbiamo le leggi e le pene piú severe d’occidente, poffarbacco!
    Peccato che tra i furbi pochi vengano condannati da una giustizia fatta di azzeccagarbugli.
    E anche quelli che arrivano a sentenza di terzo grado (o magari nono con processi rifatti tre volte) se la cavano con pene ridicole.
    Dove si deve firmare per cambiare pannoloni ai vecchi una volta alla settimana per un anno (e magari cambiasse i pannoloni!) dopo essersi fregato e goduto il pil di un medio stato africano?
    Lo sapete che, per le puntigliose e severe leggi nazionali, “un anno” di galera dura tra i 9 e i 10 mesi?
    Tra amnistie, premi etc. E per “buona condotta” non si intende piantare i gerani nelle aiuole del carcere o aiutare le vecchine ad attraversare la strada… si intende non commettere reati. Cosa che in carcere dovrebbe risultare oggettivamente complicata…
    Vorrei che applicassero la stessa logica alle rate del mio mutuo.
    Cosa puó fare un professionista o un imprenditore onesto a uno che non gli ha saldato una fattura?
    Una causa che dura dieci anni e finisce con un credito inesigibile perchè intanto il furbastro ha cambiato pelle e ragione sociale?
    Oppure i complimenti, perchè l’altro ha capito come si vive e in un paese di squali e boccaloni si è messo dal lato giusto della catena alimentare?
    I padri lottano per avere una pensione, i nonni per tenerla (e magari l’hanno presa nel tempo di bengodi in cui si dichiarava un reddito da fame fino a cinque anni prima di chiudere bottega, godendosi poi una pensione da pascià pagata dai contributi degli altri) e tutti se ne fottono dei figli che, da canto loro, spesso vogliono solo un modo di fare i soldi, non un lavoro.
    Perchè non lo diciamo che questo paese è il risultato di anni di ruberie e degrado morale perpetrate con la complicità e la connivenza di tutti o quasi tutti? E che solo cambiando davvero il modo di comportarsi (lasciando perdere le leggi e magari ispirandosi alla “morale”, desueta bagascia citata a sproposito da ogni politicante e tribuno) si puó pensare di uscire da questo schifo?
    Solo spalando ognuno la sua bella badilata di fango (o merda, ho il raffreddore e fatico a cogliere la differenza) possiamo riportare fuori quello che c’è sepolto sotto.
    Ma possiamo sempre puntare il dito su qualcuno che l’ha fatta piú grossa, e pretendere che finchè non spala lui noi possiamo continuare a comportarci come abbiamo sempre fatto.
    Ogni volta che abbiamo chiuso un occhio su quello che si è preso i soldi senza rilasciare regolare fattura, ogni volta che abbiamo saltato la coda perchè “mio cugino lavora all’ASL”, ogni volta che vedendo uno che faceva qualcosa di illegale abbiamo pensato “guarda ‘sto stronzo”, ma ci siamo guardati bene dal chiamare le forze dell’ordine (che di solito in caserma tengono di piú quello che fa la denuncia di quello che fa il reato), ogni volta che abbiamo pensato che fosse normale passare tra dodici sportelli per fare una visita medica, trascinando da uno all’altro fogli di carta appena stampati da computer collegati in rete a nostre spese. Ecco, ognuna di quelle volte abbiamo sparso un po’ di fango pure noi, o perlomeno abbiamo accettato che altri lo facessero impunemente.
    Vedo poche chances di uscire da questa impasse, perlomeno come paese.
    A livello personale ho deciso di spostarmi, per ora solo lavorativamente, all’estero.
    Forse la fuga è una scelta da codardi.
    Forse restare è una scelta da pirla.
    Sto seriamente pensando di completare il passaggio, anche perchè faccio fatica a vedere quali opportunità l’Italia abbia da offrire ai miei figli.
    Conosco tanta gente onesta e per bene in Italia, ma faccio sempre piú fatica a negare che la maggioranza di quelli che mi circondano si siano completamente dimenticati di quello che, in modo pomposo e ormai anacronistico, si chiamava “il bene comune”.
    Vedo gente che se ne approfitta e sfrutta tutto il possibile per il suo tornaconto e vedo tanta gente che si accontenta, abbocca alle soluzioni semplici, spegne il cervello.
    E le vedo per strada, al supermercato, in fila dal dottore, mica solo a montecitorio (dove non sono mai stato)!
    Vedo che hai un figlio che va all’asilo con 90 altri bambini, ma il 75% devono essere orfani perchè quando c’è da fare qualcosa ci si trova, se va bene, in 10.
    Perchè al resto ci deve pensare lo stato, il comune, la parrocchia (l’asilo del mio paese è una bizzarra comproprietà). Perchè “già pago la retta” (e mica tutti…) e il posto in cui vive e cresce mio figlio non è affare mio. Come se l’essere genitore si limitasse al pagare i conti. E l’essere cittadino a votare.
    La politica, anche quella “di protesta”, ormai si limita alla difesa dello “status quo”.
    A difendere “i posti di lavoro”, mica il lavoro.
    Forse il lavoro è stato un po’ sputtanato da quello slogan in cui nobilita l’uomo usato a sproposito in uno dei posti piú tragici della nosta storia. E forse pure un po’ dall’articolo uno della nostra costituzione.
    Ma faccio fatica a riconoscere il lavoro di cui mi parlava mio padre (per cui c’erano solo tre modi di migliorare la propria condizione e risolvere i problemi: lavorare, lavorare e lavorare) in quello di cui parlano i sindacati. E mio padre parlava poco. Del lavoro mi ha fatto, soprattutto, un sacco di esempi pratici.
    C’è voglia di prendere uno stipendio, non di lavorare. Come c’è voglia di guadagnare in fretta, non di costruire un’impresa (solo da noi abbiamo le startup che assumono segretarie e autisti).
    Le “proposte innovative” in tema economico sono quelle che puntano a fare (altro) debito e spartirsi quanto si puó, un po’ come faceva Cirino Pomicino, con i baby-pensionati dell’era Andreotti.
    Si creano i soldi dal nulla. E i soldi creano altri soldi. Chiamala se vuoi, alta finanza. Perchè accettiamo che, a ogni livello, sia normale arricchirsi senza far nulla? E senza rischiare nulla.
    E se si tocca qualche “diritto acquisito” si inalberano le corrispondenti associazioni di categoria (siano tassisti, operai, notai o imprenditori).
    Peccato che non ci siano associazioni di categoria a difesa dei bambini.
    Visto che sembra che crescere in un posto normale e avere la speranza di migliorare le proprie condizioni attraverso prima lo studio e poi il lavoro sia l’ultimo dei diritti da difendere.
    O forse i bambini sono gente troppo seria per occuparsi di politica.
    Non c’è piú nessuna solidarietà tra generazioni e ai figli si lasciano gli scarti (e i futuri debiti da pagare).
    L’unico (per ora) merito che riconosco a Renzi è quello di aver effettuato un parziale ricambio generazionale (per ora solo al governo perchè nei posti che contano in banche e industrie resistono molti gerontocrati) e aver provato a parlare un linguaggio piú diretto (anche se alla poltrona c’è arrivato in modo molto “levantino”).
    Di aver detto che “o la va o la spacca”, mettendo per la prima volta in campo l’idea di essere davvero davanti a un momento cruciale che richiede cambiamenti profondi.
    In questo il sosia di mister bean è molto lontano da Letta, quasi coetaneo anni luce piú anziano, che faceva puntualmente slittare avanti ogni decisione, confidando nei tempi migliori che sarebbero arrivati per provvidenza, e anche dal dirigismo professorale degli economisti che di solito capiscono le cause dei disastri dopo che sono successi o dall’ottimismo ceronato sfoggiato alla faccia dell’evidenza che hanno caratterizzato i suoi predecessori.
    Ma ora anche per lui il tempo delle promesse è finito.
    Se non dimostrerà di essere davvero diverso, a partire dalla gestione delle ruberie (ma con Expo come è andata a finire?), il consenso che ha accumulato semplicemente lasciando che fossero gli altri a sparare le cazzate (perchè questo è stato il segreto della sua campagna elettorale, con avversari come Grillo e Berlusconi basta stare zitti per passare da statisti) svanirà come neve al sole se non riuscirà davvero a cambiare le cose nei prossimi mesi.

  • Giovanni on Giu 06, 2014 Commenta

    La penso esattamente come lei. Come fare ad uscirne???

    • ValterM on Giu 06, 2014 Commenta

      Credo che l’unica via d’uscita parta dal basso. Nel cercare di provare per primi a dire di no alla corruzione di cui parla, giustamente, Alessandro. Smettere di chiudere un occhio quando non ti fanno lo scontrino, protestare quando l’amico dell’amico salta la fila, non accettare che amicizie o parentele consentano di aggirare disservizi o obblighi. E’ una questione soprattutto di educazione, forse la nostra generazione ormai è persa (ho 40 anni), ma magari funzionerà con i nostri figli. Lavoro e viaggio molto all’estero e in alcuni paesi (Svizzera, Germania, Olanda, i paesi scandinavi etc.) resto ogni volta impressionato da come la gente tratta le cose di tutti. Da loro sono di tutti, da loro di nessuno. Inutile scandalizzarsi e diventare forcaioli per quelli che rubano milioni se poi chiudiamo mille o diecimila volte gli occhi davanti a torti da pochi euro.

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