Opinioni

qui dico la mia...

Film

Se vi va di andare al cinema accettate un consiglio e andate a vedere “Qualcosa di buono”. Io l’ho scelto così, un po’ per caso, ma ne è valsa davvero la pena.

Il film racconta la storia di una giovane e bella pianista. Una donna serena, con un marito innamorato, amici, affetti consolidati. Una donna felice, insomma, a cui viene diagnosticata la Sla. Da un giorno all’altro, ché queste cose non si annunciano con i trombettieri.

Non starò qui a ‘spoilerare’ sviluppi e soprattutto finale del film, ma la storia di questa donna (una straordinaria Hilary Swank) e della ragazza che si prenderà cura di lei, una scapestrata senza arte né parte che per la prima volta nella vita fa ‘qualcosa di buono’, vi avvilupperà in un crescendo emotivo.

In questo film c’è tutto: l’amicizia, l’amore, il dolore, la rabbia, l’orgoglio.

Ma trionfa su tutto il potere della libertà.

Provate a vederlo. E provate a non piangere, se ci riuscite.

L’imbianchino siriano

Dovendo fare imbiancare un paio di stanze di casa mi sono rivolto alla mia amica cinese Jessica che a sua volta mi ha segnalato una piccola impresa portata avanti da un ragazzo in gamba: Ahmed.

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Pura vida!

Appena posso, avendone le possibilità, faccio un viaggio all’estero. Soprattutto in estate, per staccare del tutto dalla routine ma anche dall’Italia e dagli italiani.

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Alex Schwazer e le nostre ipocrisie

 

 

“Vergogna!” “Non dovrebbe neppure parlare!” “Sparisca!” “Come fai a dargli la parola?!” “Sprofondi!”

E’ solo un ristretto campionario degli sms (i più gentili, tralascio gli altri: d’altronde è facile dare della merda a qualcuno pigiando delle inutili dita dal salotto di casa) arrivati durante la diretta con Alex Schwazer. La mia colpa sarebbe quella di aver dato la parola a un dopato. La colpa di Alex sarebbe ancora più imperdonabile: avere sbagliato e ora tentare un ritorno alle gare.

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Un libro, una vita

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Ho appena finito di leggere “Una vita”, l’ultimo libro di Massimo Fini e ve lo consiglio. Lo ammetto, io sono di parte perché Fini è in assoluto il giornalista che prediligo.

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Noi e loro. E voi.

Sono passati pochi giorni dall’attacco islamico di Parigi e ancora ricevo risposte alla mia domanda “conoscete qualcuno che, in nome del proprio Dio, OGGI uccide il prossimo in quanto infedele?”

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A proposito di Charlie Hebdo

Ogni qualvolta avviene un attentato da parte di estremisti islamici, come oggi a Parigi contro il giornale Charlie Hebdo, twitto una frase che suona più o meno così: “Voi conoscete cristiani, o appartenenti ad altre religioni, che oggi uccidono qualcuno in quanto non crede al loro stesso Dio?”

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Bau Bau!

 

 

cagnolino

Il premio #lacartacosta che ho assegnato oggi nella rassegna stampa di 24 Mattino (vedi foto) mi ha attirato non pochi strali, sotto forma di mail, sms, tweet.

Tiziana Maiolo mi ha anche tolto ufficialmente l’appellativo di “simpatico”, degradandomi a ex, ma fortunatamente mi ha lasciato quello di “forcaiolo” che mi ha appioppato un po’ di tempo fa e al quale sono molto affezionato.

Premessa: trattasi di un gioco eleggere l’articolo più inutile del giorno, perché non sopporto chi si prende troppo sul serio, tanto è vero che aggiungo sempre che #ancheilmicrofonocosta

Premessa bis: amo gli animali, ma questa precisazione mi sembra fastidiosa da fare perché suona come quelli che dicono “non ho niente contro i gay, ho un amico gay o non ce l’ho con gli ebrei, ho pianto a vedere Schindler’s List”.

Ordunque… Anche io ho provato i miei brividini nel leggere la straziante storia di Birillo e India, sigh sigh. Ma rimango stranito e ancora conservo una certa dose di stupore nel vedere come molti di noi diventino teneri e sdolcinati davanti a un gattino cieco, un cagnolino zoppo, un criceto sordo, un coniglietto abbandonato, un cerbiatto sperduto salvo poi tirare dritto, magari con un certo sdegno, di fronte a un povero cristo sporco e malconcio che chiede l’elemosina.

Ecco, leggere mezza pagina su un giornale dedicata a un qualsiasi barbone che implora con il suo cartello “ho fame” magari mi avrebbe fatto più piacere. Così, ogni tanto eh…

Ma capisco di andare controcorrente: ormai va di moda dire che un cagnolino vale quanto un bambino, o addirittura di più! questo è il mantra dei Nazianimalisti. Li sento già ululare (e per loro suoni come un complimento, ovviamente): “perché, secondo te Toto Riina vale più di un cane?!!! Eh!!!” In genere costoro urlano per tentare di imporre le proprie ragioni.

Vi stupirò: sì.

Un essere umano vale più di un cane. O di un gatto. Ma siccome il mondo non è bianco e nero, ciò non vuol dire che non si possano amare esseri umani e animali contemoraneamente.

Lo dico soprattutto a quel gentile ascoltatore che, dopo aver letto #lacartacosta in cui giocavo (gio-ca-vo!) con un tono piagnucoloso (“e fatevi una risata, su…”) mi ha scritto via sms: “Bastardo! lascia stare gli animali! Mi auguro che capiti la stessa cosa si tuoi figli!”

A parte il fatto che è difficile statisticamente che mio figlio finisca 8 anni in un canile, dico: ehi, lord degli sms, un figlio non è un cane. Un figlio vale di più.

Quando vedrò sul tuo bel faccino una mezza lacrimuccia perché sono morti anche oggi un po’ di bambini in Sierra Leone, potrò sopportare una doppia lacrimuccia per le paturnie amorose di Birillo.

 

 

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Giornalismi

Ieri ho partecipato a un dibattito all’Università Statale di Milano sulla comunicazione. Giornali, radio, tv, web, si è chiacchierato con interesse di tutto e di più.

E a un certo punto, immancabile, è arrivata la critica all’infotainment, che è, soprattutto per tv e radio, la nuova formula vincente, vale a dire un connubio intelligente tra informazione e spettacolo. E come al solito da parte di un collega parruccone è partito l’attacco. “Sono andato dal mio edicolante, gli ho indicato ‘Chi’ e gli ho chiesto: ‘Ma davvero c’è qualcuno che compra questa robaccia? Se sì, almeno abbiamo la compiacenza di non definirlo giornalismo!”

Partecipare a questi convegni è molto interessante, perché tocchi con mano, oserei dire guardi negli occhi, uno dei motivi per cui i giornali generalisti continuano a perdere copie.

Sia chiaro, non devo difendere Chi, non mi interessa farlo. Lo sfoglio distrattamente il mercoledì e lo ricevo in mazzetta solo perché ha insistito a volerlo Elisabetta Fusconi, giusto per non fare la spia…

Ma se non è giornalismo quello di Chi, sono giornalismo i quotidiani-fotocopia uno uguale all’altro? Sono giornalismo le 10 pagine di politica chiacchierata che ci vengono propinate ogni giorno, stampate solo perchè il tal politico dica qualcosa al talaltro politico, senza che interessi a nessuno, ribadisco nessuno dei lettori (che infatti fuggono a gambe levate?); sono giornalismo le paginate sterili, vuote, stantie sulla legge elettorale, roba che piace solo ai politici e al mio amico Mario Adinolfi? E’ giornalismo il dibattito sul Jobs Act in cui Landini risponde a Renzi che rintuzza la Camusso che fa sponda alla Uil e nessuno spiega cosa ci sia scritto in quella legge (anche perché al momento c’è scritto poco o nulla?)

Immancabile poi, al convegno, è arrivata la critica alla tv o meglio alla cosiddetta tv-spazzatura. E qui dico una volta per tutte che mi sono rotto le scatole dei moralistoni che tuonano: “sciacalli! Non si specula su un bambino morto!” Ma basta. Basta! il giornalismo è raccontare fatti, anche brutali, di cronaca nera. Soprattutto quando sono delitti efferati, che ci interrogano nel profondo. Come diceva il mio maestro Giancarlo Santalmassi, non esistono argomenti tabù ma modi di affrontarli tabù.

Ebbasta, moralistoni che sui social cercate il vostro attimo di celebrità, usate il telecomando e non rompete le palle. Poi vai a scoprire che i programmi tv più seguiti sono Chi l’ha visto?, Quarto Grado eccetera eccetera eccetera… Di giorno, moralistoni, fate la voce grossa, poi di sera correte a guardarli, eh!

Tanto per dire, io della vicenda del piccolo Loris non ho visto neppure mezzo secondo, non mi cattura granché, ma non moraleggio a vanvera contro chi la guarda.

Due parole anche su di me, perché alcuni perditempo su twitter mi scrivono ogni giorno che non faccio informazione, che sono peggiorato perché alle 6,30 inizio la trasmissione con la voglia di sorridere e cazzeggiare con intelligenza. un giorno qualcuno che evidentemente ha equivocato il mio ruolo e mi ha scambiato per Obama mi ha addirittura scritto ‘ma come? Il Paese va a puttane e tu vai in ferie?!”

Io lavoro in radio. In radio l’ascolto medio è di 15 minuti. Se non tenessi conto del medium in cui lavoro, la radio appunto, sarei un idiota. E la radio è fatta di suoni, musiche, sigle, siglette, canzoni, voci, pause, sospiri, drammatizzazioni, spettacolarizzazioni.

Una delle sigle a cui sono più affezionato, e che mando in onda è: “Avanti, ridete dei vostri problemi!”

Si chiama infotainment, bellezza, e tu non ci puoi fare niente. Cambiare stazione, al massimo.

Il Milan

Devo confessare l’indicibile: c’è stato un momento della mia vita in cui sono stato juventino, salvo poi guarire.

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